domenica, 22 giugno 2008
L'Italia è sempre più un paese diverso dal resto d'Europa, credo cio' sia del tutto evidente e innegabile. E so che chi legge pensa immediatamente al Berlusca. Con ragione, ma non solo, non è ancora questo il punto. Per quanto paradossale possa apparire dall'esterno il comportamento del governo, è ancora più paradossale il comportamento dell'opposizione.

Forse quello che apre il baratro fra Italia e le altre nazioni è proprio la mancanza di opposizione. Oggi, ad esclusione di Di Pietro e Bonino, l'opposizione in Italia non esiste. E credo questo sia un sintomo non solo parlamentare, ma un modo di pensare diffuso in tutto il tessuto sociale. L'opposizione del PD appare prigioniera della viscida e appiccicosa mentalità ex-democristiana che è lentamente percolata nel centro-sinistra. E dall'altra parte, del timore panico di tornare al massimalismo della sinistra estrema e alle sue proteste urlate e ideologiche. Perfino i girotondi, come scrive oggi Barbara Spinelli sulla Stampa, sono guardati come una sorta di ignominiosa macchia sulla coscienza dell'opposizione, e vorrei che qualcuno ci spiegasse cos'avevano di tanto sovversivo.

Dal resto d'Europa ci guardano, e non capiscono perché con un governo che di fronte ai mille problemi della Nazione ogni mattina si sveglia con una nuova soluzione meno legale e più illegittima della precedente, l'opposizione abbia sostanzialmente vergogna di fare l'opposizione.

Appeasement (The Economist, 12 giugno)
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sabato, 21 giugno 2008
Prelevo dal sito di Repubblica questo importante articolo di Curzio Maltese, lo metto qua in modo da non perderlo (dalla pagina di Repubblica dopo un po' gli articoli non sono più accessibili). Da "italiano all'estero" ho percepito con grande ansia - e perfino con un po' di paura - il tono di voce usato da ieri da Berlusconi nella sua violenta provocazione contro la magistratura. Mi chiedo se chi vive in Italia, preso tra le chiacchiere da bar sugli immigrati e le immagini impietose dei cumuli di monnezza, sia davvero ormai completamete assuefatto a questi toni da populismo sudamericano. Ha ragione Maltese... dopo tanti anni di "italiani brava gente", adesso all'estero ci vedono come antipatici e isolati. Colpa soltanto di Berlusconi?

IL MORSO DEL CAIMANO

di Curzio Maltese


È un po' ingenuo, anzi molto, stupirsi che Berlusconi sia tornato Caimano. Se esiste una persona fedele a se stessa, oltre ogni umana tentazione di dubbio o di noia, questa è il Cavaliere. Era così già molto prima della discesa in politica, con la sua naturale carica eversiva, il paternalismo autoritario, l'amore per la scorciatoia demagogica e il disprezzo irridente per ogni contropotere democratico, a cominciare dalla magistratura e dal giornalismo indipendenti, l'insofferenza per le regole costituzionali, appresa alla scuola della P2.
Il problema non è mai stato quanto e come possa cambiare Berlusconi, che non cambia mai. Piuttosto quanto e come è cambiata l'Italia, che in questi quindici anni è cambiata moltissimo. In parte grazie all'enorme potere mediatico del premier.
Ogni volta che Berlusconi ha conquistato Palazzo Chigi ha provato a forzare l'assetto costituzionale e per prima cosa ha attaccato con violenza la magistratura. Lo ha fatto nel 1994 con il decreto Biondi, primo atto di governo; nel 2001, quando i decreti d'urgenza sulla giustizia furono presentati prima ancora di ricevere la fiducia; e oggi. Con una escalation di violenza nei toni e, ancor di più, nei contenuti dei provvedimenti.
Il pacchetto giustizia di oggi è più eversivo della Cirami e del lodo Schifani, a sua volta più eversivi del "colpo di spugna" del '94. Ma, alla crescente forza delle torsioni imposte da Berlusconi agli assetti democratici, ha corrisposto una reazione dell'opinione pubblica sempre più debole. Nel '94 la rivolta contro la "salva-ladri" azzoppò da subito un governo destinato a durare pochi mesi. Nel 2001 i "girotondi" inaugurarono una stagione di movimenti, con milioni di persone nelle piazze, che si tradussero fin dal primo anno in una serie di pesanti sconfitte elettorali per la maggioranza di centrodestra, pure larghissima in Parlamento.
La terza volta, questa, in presenza di un tentativo ancora più clamoroso di far saltare i cardini della magistratura indipendente, la reazione è molto debole. L'opposizione, accantonate le illusioni di dialogo, annuncia una stagione di lotte, ma non ora, in autunno. La cosiddetta società civile sembra scomparsa dalla scena. I magistrati sono gli unici a ribellarsi con veemenza, ma sembrano isolati, almeno nei sondaggi. Quasi difendessero la propria corporazione e non i diritti e la libertà di tutti, così come l'hanno disegnata i padri della Costituzione.
Ecco che la questione non è che cosa sia successo a Berlusconi (nulla), ma che cosa è successo al Paese. Siamo davvero diventati un "paese un po' bulgaro", come si è lasciato sfuggire il demiurgo pochi giorni fa? La risposta, purtroppo, è sì.
In questo quarto di secolo che non ha cambiato Berlusconi, l'Italia è cambiata molto e in peggio, il tessuto civile e sociale si è logorato, il senso comune è stato modellato su pulsioni autoritarie. Molti discorsi che si sentono negli uffici, nei bar, sulle spiagge oggi, da tutti e su tutto, si tratti di immigrazione o di giustizia, di diritti civili come di religione, di Europa o di sindacati, nell'Italia del '94 sarebbero stati inimmaginabili.
Il berlusconismo è partito dalla pancia di un Paese dove la democrazia non si è mai compiuta fino in fondo, per mille ragioni (ragioni di destra e di sinistra), ma ora ha invaso tutti gli organi della nazione ed è arrivato al cervello. La mutazione genetica della società italiana è evidente a chi ci guarda da fuori. Perfino negli aspetti superficiali, di pelle: non eravamo mai stati un popolo "antipatico", com'è oggi. Più seriamente, il ritorno di Berlusconi al potere e le sue prime e devastanti uscite hanno evocato i peggiori fantasmi sulla scena internazionale.
Si tratta però di vedere se il "caso Italia" è tale anche per gli italiani. Se nell'opinione pubblica esistano ancora quei reagenti democratici che hanno impedito nel '94 e nel 2001 la deriva, più o meno morbida, verso un regime. I segnali sono contraddittori, la partita è aperta. Certo, in questi decenni la forza d'urto del populismo berlusconiano è andata crescendo, così come la presa su pezzi sempre più ampi di società. Non si tratta soltanto di potere delle televisioni o dell'editoria, ma di una vera e propria egemonia culturale. E sorprende che nell'opposizione, gli ex allievi di Gramsci, ancora oggi, a distanza di tanto tempo, non comprendano i meccanismi e la portata della strategia in atto.
Altro che "l'onda lunga" di craxiana memoria. Anche loro, purtroppo, non cambiano mai. Si erano illusi (ancora!) di trasformare Berlusconi in uno statista, offrendogli un tavolo di trattative. S'illudono (ancora!) di poter resistere con la politica del "giù le mani" e con l'arroccarsi nelle regioni rosse, che sono già rosa pallido e rischiano prima o poi di finire grigie o nere. In attesa di tempi migliori.
Non ci saranno tempi migliori per l'opposizione. Bisogna trovare qui e ora il coraggio di proposte forti e alternative al pensiero unico dominante, invenzioni in grado di suscitare dibattito e bucare così la plumbea egemonia "bulgara" dell'agenda governativa. Bisogna farsi venire qualche idea, anzi molte, una al giorno, per svegliare l'opinione pubblica democratica dal torpore ipnotico con cui segue gli scatti in avanti di Berlusconi. Lo stesso torpore ipnotico che coglie la preda davanti alle mosse del caimano. Che alla fine, attacca.

(da "La Repubblica", 21 giugno 2008)
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sabato, 14 giugno 2008
per far pubblicità
ad un brillante esempio di italianità,
il sor Briatore, di oro decorato
e sempre scamiciato,
che oggi si sposa
la sua amante prosperosa

(una donna-bambina, cioè non una proprio giovanissima, ma nel senso che potrebbe essere la sua, di bambina, se lui l'avesse riconosciuta a tempo debito - vedi sotto)



Flavio Briatore è nato a Verzuolo, in provincia di Cuneo nel 1950, da insegnanti di scuola elementare. Diplomatosi con voti piuttosto bassi come geometra, lavorò come istruttore di sci e gestore di ristoranti. Quando ne aprì uno proprio lo chiamò con il suo stesso soprannome, Tribüla, derivato dalla sua nota difficoltà a far fronte ai propri debiti. Alla fine però il ristorante dovette chiudere.

Dopo aver fatto il piazzista di polizze assicurative a Saluzzo e dintorni, esordì nel mondo dell'imprenditoria a Cuneo, collaborando con un finanziere locale e costruttore edile, Attilio Dutto, che aveva rilevato la Paramatti vernici, ex azienda di Michele Sindona. Il 21 marzo del 1979 Attilio Dutto venne assassinato a Cuneo con una bomba collegata all'accensione della sua auto. L'omicidio fece un grosso scalpore nella tranquilla cittadina piemontese. La verità su quel botto del 1979 non si è mai saputa, ma si dice che Dutto avesse pestato i piedi in Costa Azzurra a qualcuno di importante. Da questo momento comincia l'escalation di Briatore.

Si sposta a Milano dove inizia a frequentare la Borsa. Lì conosce Achille Caproni (della Caproni Aeroplani) e diventa consulente della Cgi (Compagnia generale industriale), sua holding. Poco dopo, la Paramatti, acquistata nel frattempo da Caproni sotto consiglio dello stesso Briatore (ehm...) subisce un improvviso tracollo finanziario e il pacchetto azionario della Cgi viene "provvidenzialmente" venduto alla Efim, azienda di stato. Diverse società del gruppo falliscono, gli operai vanno in cassa integrazione, mentre banche e creditori rimangono con un buco di 14 miliardi di lire in mano. Mica lo chiamavano Tribüla per niente....

Per un certo periodo, Briatore si presenta in pubblico come "discografico".

Viene in seguito condannato in primo grado ad 1 anno e 6 mesi a Bergamo, e a 3 anni a Milano. Era accusato infatti di essere a capo di quello che i giudici chiamarono il "gruppo di Milano", che aveva il delicato compito di agganciare clienti di fascia alta e di truffarli. L'attività si interruppe con una retata, una serie di arresti, un'inchiesta giudiziaria ed un paio di processi che coinvolsero tra gli altri l'amico Emilio Fede (vedi sotto), assolto per insufficienza di prove. A cadere nella rete furono alcuni nomi importanti tra cui l'imprenditore Teofilo Sanson, il cantante Pupo (ari-vedi sotto), l'armatore Sergio Leone, l'ex vicepresidente di Confindustria Renato Buoncristiani e l'ex presidente di Confagricoltura Giandomenico Serra. Briatore non farà un solo giorno di carcere poiché si rifugia per tempo a Saint Thomas, nelle Isole Vergini. Tornerà in Italia dopo un'amnistia.

E' di nuovo coinvolto da inchieste giudiziarie: nel novembre del 2003 il P.M. di Potenza Woodcock chiede la custodia cautelare di Briatore nell'ambito di una inchiesta che coinvolgeva molti Vip con un sottobosco di pressioni indebite verso ambienti ministeriali, ma il Gip di Potenza emette una sentenza di incompetenza per territorio, salvando ancora una volta il Tribüla.

L'amicizia con Luciano Benetton gli permette, nonostante la latitanza, di aprire qualche negozio Benetton alle Isole Vergini  (da malelingue, chissà se quei 14 miliardi non erano per caso finiti in un conto off-shore alle Virgin?), e di fare rapidamente carriera nel gruppo di manager dell'azienda di Ponzano Veneto.
La quale gli dimostra tutta la sua fiducia. All'inizio degli anni novanta Briatore prende in mano la scuderia Benetton di Formula 1, creata nel 1986 da Davide Paolini e Peter Collins sulle ceneri della Toleman. Nel 1994 vince il campionato del mondo F1 (in realtà, lo vince un certo signor Schumacher, allora sconosciuto, che il Briatore aveva adocchiato), regalando con questa straordinaria vetrina una copertura pubblicitaria molto importante alla Benetton.

In realtà è qui che Briatore dà il meglio di sé. Malgrado abbia sempre dichiarato una totale avversione per lo sport, nel giro di qualche anno si lancia in un tourbillon automobilistico-finanziario di tutto rispetto. L'amico Benetton gli dà carta bianca con la sua scuderia e lui gli fa vincere un secondo campionato di F1 l'anno successivo, poi compra e rivende la Ligier, compra e rivende la Minardi, compra e rivende la Supertec di Ecclestone, e quando la Benetton chiude bottega e passa alla Renault, Briatore viene mantenuto in sella dal nuovo proprietario, come direttore escutivo del team.

Nel frattempo ha modo di comprarsi una squadra di calcio di Londra, il Queen's Park Rangers, e diverse discoteche (forte del suo noto passato di "discografico"), fra cui il famoso Billionaire di Porto Cervo, e di portarsi a letto alcune fra le più belle (o almeno più pregiate) femmine del mondo (beh, insomma, di quel mondo là, mica del nostro....), come Naomi Campbell, Heidi Klum (da cui ha avuto una figlia che non ha riconosciuto) e Vanessa Kelly. E finalmente trova l'amore fra le cosce, ops!, fra le braccia di tale Gregoraci Elisabetta, una che è arrivata addirittura ventiquattresima al concorso di miss Italia aggiudicandosi l'ambito titolo di "miss Sorriso".

La attuale signora Briatore rivendica di essere la prima creatura di sesso femminile in assoluto a potersi fregiare di tale titolo nobiliare (dopo la mamma del medesimo, con rispetto parlando). Infatti, il Briatore si era sposato una prima volta con tale Nina Stevens, che ha buttato a mare dopo appena sei giorni di talamo nuziale, e una seconda con tale Mercy Schlobom, impalmata durante la sua latitanza alle Isole Vergini nel quadro di una romantica quanto illegale cerimonia.
La attuale signora Briatore è nota per essere stata valletta nello show "Il malloppo" condotto da tale Pupo (vedi sopra) e nello show "Sipario" condotto da tale Emilio Fede (ari-vedi sopra). Suo obiettivo dichiarato era quello di richiamare l'attenzione del Briatore, cosa che ha saputo fare ad arte facendosi scaltramente coinvolgere nello scandalo detto "Vallettopoli", in cui ha ricevuto un avviso di garanzia dalle mani dello stesso pubblico ministero di Cosenza, Woodcock (che non a caso significa "cazzo di legno"), quell'improbabile buontempone che appena tre anni prima aveva benedetto della stessa attenzione il futuro marito.

Fulminato da tale inspiegabile coincidenza, Briatore si è deciso oggi a fare il passo che aveva abilmente schivato per ben 58 anni di onorata carriera di paraculo, ed ha impalato, ops!, impalmato la signora Gregoraci, che non aspettava altro da 28 anni a questa parte. Il TG1 di mezzodì ci ha doverosamente informato della presenza al matrimonio di numerosi personaggi del bel mondo, e anche di quello brutto, compresi l'onnipresente Berlusconi cav. Silvio, appena di ritorno dal suo tour delle discariche, e dell'inseparabile compagno di avventure Emilio Fede, entrambi testimoni dello sposo. Alla sposa un diadema costituito da un diamante da 6 carati e 297 smeraldi. Niente lista di nozze, ma l'invito magnanimo ai 400 invitati a fare offerte e opere di bene. Il sor Woodcock pare abbia declinato il cortese invito.

Alcune frasi memorabili del signor Briatore, onesto compatriota pluripregiudicato, amnistiato, noto debitore insolvente e playboy insolente:

"L'Italia non mi ha dato niente."

"Si vuole criminalizzare i ricchi, cioè chi ce l'ha fatta. E chi ce l'ha fatta dovrebbe essere considerato un esempio per i giovani."

"I nostri rappresentanti politici attuali in Italia sono scarsi."

"Se tra un paio d'anni potessi dare un contributo alla politica italiana perché no? Ci rivediamo e ne parliamo, la politica non annoia."



Lo aspettiamo a braccia aperte.


(mi scuso per l'inusuale volgarità di alcune mie espressioni di oggi, ma l'argomento era davvero troppo pecoreccio per contenere gli spiriti più bassi....)
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mercoledì, 04 giugno 2008
ho già scritto quello che dovevo sul problema del "reato di clandestinità", e speravo che succedesse quel che sta succedendo. cioé che un governo solido e sicuro faccia marcia indietro e mostri di saper mettere un complicato problema sotto controllo senza bisogno di riempire le carceri di poveracci (che dovremmo pagare noi, sottraendo risorse preziose e già scarse alla lotta contro la criminalità vera, organizzata e non).

peccato che - come al solito -  il governo solido e sicuro si sia fermato in ginocchio davanti ai ceri accesi in via della conciliazione.

peccato che - ancora una volta e come al solito - la politica in italia (sfortunato bel paese) non la facciano i governi della repubblica, per quanto solidi e sicuri, ma le tonache nere di oltretevere.

peccato che - una volta di più - l'opportunismo politico sposi le giaculatorie papali.

e allora forza maroni! tieni duro davanti al cesaropapismo romano da borgopio e tira giù le braghe all'impomatato solido e sicuro capo del governo dai tacchi finti e i capelli pure. forza maroni, dimostra che le leggi un governo le sa fare, aggiustare e correggere senza alcun bisogno di interventi metafisici, metapolitici, metàsporchi e metàsubdoli.
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