Mi dispiace moltissimo per le povere donne stuprate o maltrattate da romeni, rom, zingari, albanesi e immigrati di varia provenienza. Pero' invoco (come faccio sempre) la statistica come primo elemento da considerare. Quattro o cinque grandi eventi criminosi nel giro di poche settimane sono uno choc forte per una popolazione sempre più bombardata, grazie alla televisione, da notizie dello stesso segno e colore per giorni.
Pero' corre l'obbligo di ricordare che nel nostro Paese, come in altri, centinaia, forse migliaia di stupri e maltrattamenti avvengono ogni anno entro le mura domestiche. Quindi, pur gravi, i crimini commessi dagli stranieri (molti dei quali, come i Rom, non sono extracomunitari) sono statisticamente irrilevanti, specie se rapportati al numero di immigrati che ormai si conta in diversi milioni, la stragrande maggioranza dei quali entrata in Italia in maniera regolare.
Quello che non è statisticamente irrilevante è quest'ultimo numero. Milioni di immigrati. Dei quali alcune migliaia clandestini. Pochi e tanti, troppi, allo stesso tempo. E non è altrettanto irrilevante il fatto che si voglia caricare la magistratura di migliaia di nuovi procedimenti tanto inutili quanto dannosi. Trasformare in reato l'immigrazione clandestina sarà pure sacrosanto a termini di diritto - e infatti il reato esiste già in nazioni più allegre della nostra, come Francia e Germania. Ma ci sono alcune cose importanti che distinguono Italia da Francia e Germania, in particolare due: 1) la lentezza della giustizia e 2) la presenza capillare della criminalità organizzata (nel sud e nel nord, non ci si facciano strane illusioni).
Cosa fanno le centinaia di immigrati che arrivano sulle italiche spiagge con lancinante regolarità? Se sono "solo" clandestini cercheranno di arrangiarsi e sistemarsi al meglio possibile, provando ad avere il meno possibile di guai con la giustizia, cercandosi un lavoro il più possibile serio ed onesto, sfortunatamente per molti di loro assai umile, badante, collaboratrice domestica, muratore etc (molti di questi giovanotti e signorine sono spesso laureati, infermiere, ingegneri... ma tant'è), cercandosi una casa in qualche modo decente, dividendola con altri che stanno nelle loro stesse condizioni. Giusto?
Ma se di colpo diventano "criminali", sono nei guai fino al collo. Il loro primo imperativo è nascondersi, sfuggire alla Pula, cercarsi alloggi clandestini e introvabili nelle peggiori fogne delle nostre città, vivacchiare di espedienti senza poter mettere il naso per la strada. A questo punto hanno due possibilità: 1) prima o poi vengono acchiappati e sbattuti nelle già sovraffollate galere, ad aspettare il loro bravo processo (vedi punto 1 sopra), oppure 2) finiscono nelle mani accoglienti della sempre desta criminalità organizzata, mafia, camorra etc (vedi punto 2 sopra) che li recluta come carne da cannone, da spaccio, da prostituzione e da controllo della prostituzione, da lavoro nero nei posti peggiori della campagna o della moderna industria schiavista.
Il bravo e intelligente Maroni sa perfettamente che un criminale purchessia, una volta entrato nel giro della giustizia italiana, ha sacrosanto diritto alla difesa, ai tre gradi di processo, ai termini di detenzione preventiva, alla sospensione condizionale della pena (che si applica automaticamente, essendo questi "criminali" incensurati per lo stato italiano). Quindi sa benissimo che buttar sul tavolo dei magistrati italiani altri 4-5000 procedimenti giudiziari all'anno non servirà minimamente a risolvere il problema dei clandestini, che al più si faranno un paio di inutili e costosi mesi di prigione a spese nostre prima di esser ributtati per strada a rubare e a spacciare (perché a quel punto sono diventati pregiudicati), e nel frattempo intaserà ancora di più la lentissima e disastrata macchina della giustizia italiana (consiglio a tutti la triste e doverosa lettura del bellissimo Toghe Rotte, scritto a più mani e coordinato dal magistrato Bruno Tinti).
Tutto cio' premesso, mi chiedo come mai ci si diriga con tanta bellicosità abbinata ad altrettanta cecità contro gli immigrati clandestini (sull'onda dell'emozione per gli ignobili stupri e gli anacronistici rapimenti di bambini) ? E siccome a pensar male si fa peccato ma molto spesso ci si azzecca, passo subito a chiedermi come mai altrettanta bellicosità non la si dimostra nel combattere a spada tratta e cuore fermo uno dei (forse il più grande) problema dell'Italia moderna (cioè quella dopo il 1870): la presenza endemica della criminalità organizzata, che controlla direttamente almeno tre intere regioni del sud, e indirettamente gran parte del resto ??
Non si tratta di sottovalutare o trascurare il problema, sociale e legale, dell'immigrazione clandestina, ma di darsi delle priorità. Visto che abbiamo un governo forte in parlamento e dal consenso ormai assodato, almeno per un po', bisognerebbe smetterla di inseguire le piazze e fare demagogia inutile, e usare invece il potere che si ha per fare delle scelte forti e determinanti...
Purtroppo è assai più facile, da destra e da sinistra, prendersi i voti della criminalità organizzata (perché quei voti si che sono controllati per davvero, e per chi è del mestiere dovrebbe essere piuttosto facile seguirne il movimento...) che non combatterla. Il dramma della monnezza è tipico di Napoli. Guarda caso. E la moglie del boss camorrista era in prima fila a dar fuoco alle baracche dei Rom. Guarda caso. E di casi come questi se ne potrebbero scrivere a volumi interi, ma ci hanno già pensato, ultimi di una schiera lunghissima di denunciatori, Saviano e Garrone con "Gomorra".
Peccato che in Italia, ai "denunciatori" non si accompagnino mai e poi mai i "risolutori". Gaetano Salvemini scriveva e studiava la Questione Meridionale cent'anni fa quasi esatti. E la questione è ancora tutta li', senza risposte.
Pero' corre l'obbligo di ricordare che nel nostro Paese, come in altri, centinaia, forse migliaia di stupri e maltrattamenti avvengono ogni anno entro le mura domestiche. Quindi, pur gravi, i crimini commessi dagli stranieri (molti dei quali, come i Rom, non sono extracomunitari) sono statisticamente irrilevanti, specie se rapportati al numero di immigrati che ormai si conta in diversi milioni, la stragrande maggioranza dei quali entrata in Italia in maniera regolare.
Quello che non è statisticamente irrilevante è quest'ultimo numero. Milioni di immigrati. Dei quali alcune migliaia clandestini. Pochi e tanti, troppi, allo stesso tempo. E non è altrettanto irrilevante il fatto che si voglia caricare la magistratura di migliaia di nuovi procedimenti tanto inutili quanto dannosi. Trasformare in reato l'immigrazione clandestina sarà pure sacrosanto a termini di diritto - e infatti il reato esiste già in nazioni più allegre della nostra, come Francia e Germania. Ma ci sono alcune cose importanti che distinguono Italia da Francia e Germania, in particolare due: 1) la lentezza della giustizia e 2) la presenza capillare della criminalità organizzata (nel sud e nel nord, non ci si facciano strane illusioni).
Cosa fanno le centinaia di immigrati che arrivano sulle italiche spiagge con lancinante regolarità? Se sono "solo" clandestini cercheranno di arrangiarsi e sistemarsi al meglio possibile, provando ad avere il meno possibile di guai con la giustizia, cercandosi un lavoro il più possibile serio ed onesto, sfortunatamente per molti di loro assai umile, badante, collaboratrice domestica, muratore etc (molti di questi giovanotti e signorine sono spesso laureati, infermiere, ingegneri... ma tant'è), cercandosi una casa in qualche modo decente, dividendola con altri che stanno nelle loro stesse condizioni. Giusto?
Ma se di colpo diventano "criminali", sono nei guai fino al collo. Il loro primo imperativo è nascondersi, sfuggire alla Pula, cercarsi alloggi clandestini e introvabili nelle peggiori fogne delle nostre città, vivacchiare di espedienti senza poter mettere il naso per la strada. A questo punto hanno due possibilità: 1) prima o poi vengono acchiappati e sbattuti nelle già sovraffollate galere, ad aspettare il loro bravo processo (vedi punto 1 sopra), oppure 2) finiscono nelle mani accoglienti della sempre desta criminalità organizzata, mafia, camorra etc (vedi punto 2 sopra) che li recluta come carne da cannone, da spaccio, da prostituzione e da controllo della prostituzione, da lavoro nero nei posti peggiori della campagna o della moderna industria schiavista.
Il bravo e intelligente Maroni sa perfettamente che un criminale purchessia, una volta entrato nel giro della giustizia italiana, ha sacrosanto diritto alla difesa, ai tre gradi di processo, ai termini di detenzione preventiva, alla sospensione condizionale della pena (che si applica automaticamente, essendo questi "criminali" incensurati per lo stato italiano). Quindi sa benissimo che buttar sul tavolo dei magistrati italiani altri 4-5000 procedimenti giudiziari all'anno non servirà minimamente a risolvere il problema dei clandestini, che al più si faranno un paio di inutili e costosi mesi di prigione a spese nostre prima di esser ributtati per strada a rubare e a spacciare (perché a quel punto sono diventati pregiudicati), e nel frattempo intaserà ancora di più la lentissima e disastrata macchina della giustizia italiana (consiglio a tutti la triste e doverosa lettura del bellissimo Toghe Rotte, scritto a più mani e coordinato dal magistrato Bruno Tinti).
Tutto cio' premesso, mi chiedo come mai ci si diriga con tanta bellicosità abbinata ad altrettanta cecità contro gli immigrati clandestini (sull'onda dell'emozione per gli ignobili stupri e gli anacronistici rapimenti di bambini) ? E siccome a pensar male si fa peccato ma molto spesso ci si azzecca, passo subito a chiedermi come mai altrettanta bellicosità non la si dimostra nel combattere a spada tratta e cuore fermo uno dei (forse il più grande) problema dell'Italia moderna (cioè quella dopo il 1870): la presenza endemica della criminalità organizzata, che controlla direttamente almeno tre intere regioni del sud, e indirettamente gran parte del resto ??
Non si tratta di sottovalutare o trascurare il problema, sociale e legale, dell'immigrazione clandestina, ma di darsi delle priorità. Visto che abbiamo un governo forte in parlamento e dal consenso ormai assodato, almeno per un po', bisognerebbe smetterla di inseguire le piazze e fare demagogia inutile, e usare invece il potere che si ha per fare delle scelte forti e determinanti...
Purtroppo è assai più facile, da destra e da sinistra, prendersi i voti della criminalità organizzata (perché quei voti si che sono controllati per davvero, e per chi è del mestiere dovrebbe essere piuttosto facile seguirne il movimento...) che non combatterla. Il dramma della monnezza è tipico di Napoli. Guarda caso. E la moglie del boss camorrista era in prima fila a dar fuoco alle baracche dei Rom. Guarda caso. E di casi come questi se ne potrebbero scrivere a volumi interi, ma ci hanno già pensato, ultimi di una schiera lunghissima di denunciatori, Saviano e Garrone con "Gomorra".
Peccato che in Italia, ai "denunciatori" non si accompagnino mai e poi mai i "risolutori". Gaetano Salvemini scriveva e studiava la Questione Meridionale cent'anni fa quasi esatti. E la questione è ancora tutta li', senza risposte.






