lunedì, 25 febbraio 2008
ma a CHI serve fare una campagna elettorale infinita e sfiancante sui temi etici? sono davvero i temi etici, quelli su cui l'Italia di oggi è in difficoltà? possibile che in Italia non si riesca mai, dico MAI, ad affrancarsi dalla logica della contrapposizione ideologica, e pensare invece ai numerosissimi problemi pratici che affliggono la società italiana, e la mantengono saldamente agli ultimi posti di tutte le classifiche del benessere?
dichiaro solennemente che dell'aborto non me ne frega niente. si tratta di un problema strettamente individuale, che riguarda la sfera privata della persona, e che non puo' costituire motivo, anzi IL motivo, sulla base del quale gli elettori di destra, centro, sinistra, nord e sud, decideranno chi e come dovrà governare per i prossimi cinque anni.
gente come Ferrara, Storace, Santanché e soci, non sono altro che dei furbi marpioni interessati solo ed esclusivamente al proprio tornaconto mediatico ed elettorale, che sfruttano sentimenti profondi della gente andando a toccare argomenti che di politico hanno pochissimo, ma che fanno enorme risonanza, specialmente oltre Tevere.
dichiaro solennemente che di comunisti e fascisti non me ne frega niente. si tratta di contrapposizioni storiche che non hanno alcun senso oggi, con la comunità europea che pone dall'esterno le condizioni alle quali tutte, dico TUTTE, le nazioni europee devono adeguarsi, pena multe, procedure di infrazione, sputtanamenti pubblici, stampa estera che ti sberleffa eccetera.
gente come Bertinotti, Diliberto, Pecoraro e soci, non sono altro che dei furbi marpioni interessati solo ed esclusivamente alla propria auto-perpetuazione, che sfruttano la credulità popolare, gente che ancora crede che sia plausibile e proponibile guidare una società su basi ideologiche.
non è possibile che in questo Paese sempre la STESSA gente, che continua imperterrita a riempire col proprio nome le liste elettorali da decenni, riesca ancora a convincere qualcuno che costruire un inceneritore è una cosa di destra, mentre comprare un caschetto a un muratore è una cosa di sinistra. e in che modo l'inceneritore e il caschetto si collegherebbero - fra l'altro - alla revisione piuttosto che all'intoccabilità della legge 194?
ma invece, e piuttosto, CHI si occupa in Italia di proporre una VERA strategia per l'approvvigionamento energetico, lo smaltimento integrato dei rifiuti, il controllo dei processi industriali - compresa la gestione della sicurezza delle strutture e di chi ci lavora dentro? CHI si occupa di proporre una SOLIDA strategia per la modernizzazione dei trasporti e delle infrastrutture, ad esempio per eliminare un bel po' di camion dalle strade e sostituirli con treni merci? CHI si occupa di liberalizzare le imprese e il commercio, per aiutare il controllo dei prezzi al consumo e garantire una fornitura di merci e servizi (benzina, medicine, melanzane...) in regime di vera e libera concorrenza? CHI si propone di cancellare per sempre la vergogna nazionale assoluta dell'evasione fiscale, dei professionisti che scrivono le fatture su un pezzetto di carta a quadretti, dei dentisti che in Italia costano anche 5 volte più che in Francia, e non ti rilasciano neanche un biglietto da visita con scritto "Grazie, coglione"? CHI ha in testa delle buone idee per avviare i giovani al mercato del lavoro, cominciando con una revisione del sistema educativo, dalle medie all'università, e continuando con una revisione del sistema del credito bancario, ad esempio facilitando la creazione di nuove imprese?
non credete che QUESTE cose non abbiano proprio nulla di ideologico? non credete che è su QUESTE cose che dovremmo decidere - tanto per cominciare - e piantarla di filosofeggiare a vuoto di vita e di morte?
giovedì, 21 febbraio 2008
"La cultura dei Radicali è incompatibile con una presenza seria e organizzata dei cattolici nella politica italiana". E' quanto afferma il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, al Tg3. La frase, malgrado pronunciata da un politico più furbo che intelligente, merita un minimo di esegesi.
Se dico che A è incompatibile con B, vuol dire che le due cose non sono vere contemporaneamente, giusto? A in questo caso è "cultura dei Radicali". B è "presenza seria e organizzata dei cattolici nella politica italiana". O l'una o l'altra. Con la sottile (...) differenza che A è una posizione politica, mentre B è una posizione motivata dalla religione... Posso essere perplesso? Chi aveva detto, forse troppo tempo fa, "Date a Cesare quel che è di Cesare?"
Ma anche la scelta dei termini logici di questa singolare confrontazione è indicativa. Da una parte si parla di una "cultura". Dall'altra di persone, i "cattolici". Ora, mentre mi pare che un partito possa piuttosto tranquillamente parlare e difendere la sua propria cultura, mi pare assai dubbio che un politico possa arrogarsi il diritto di parlare a nome di una intera categoria della società. Chi ha delegato il Pier Ferdinando a parlare a nome dei "cattolici"? Essere membro di una categoria non dà automaticamente il titolo per parlare a nome di tutti.
Altra notiziola. Il coordinatore nazionale di Forza Italia, Sandro Bondi, specifica meglio il concetto delle esclusioni per procedimenti penali in corso, chiarendo che il criterio non vale però per "quelli che, come sappiamo, hanno un'origine di carattere politico".
"Come sappiamo"? ... L'unica cosa che credevo di sapere, io, era che in Italia dopo la caduta del fascismo non ci sono più procedimenti giudiziari di tipo politico contro chicchessia. Credevo male?
domenica, 17 febbraio 2008
"ma si puo' riparare la storia con la geografia?" era la domanda ricorrente che veniva posta al prof. e lui che continuava a ripetere che no, che sono due voti diversi, e che bisognava avere la sufficienza in tutti e due. chissà, magari in noi studenti l'equivoco nasceva dal fatto che lui era sempre il prof di "storia e geografia", il che faceva credere che le due cose fossero una sola, o al massimo due aspetti della stessa cosa. eppure i libri su cui studiavamo erano diversi. anche se, a pensarci bene, nel libro di storia c'erano un sacco di carte geografiche. e in fondo nel libro di geografia si parlava spesso di usi e costumi, tradizioni, origini, migrazioni e via dicendo. il dubbio è rimasto. si puo' riparare la storia con la geografia? molti pensano di si'.
è quello che è successo un po' dappertutto, e continua a succedere dovunque. palestinesi e israeliani stanno discutendo (per cosi' dire) di questioni storiche accampando continuamente problemi di geografia. tre quarti dell'attuale polonia erano germania, le città di Immanuel Kant (Konigsberg) e quella di Max Born (Breslau), per dirne due, oggi si chiamano con nomi illeggibili. peraltro, due terzi dell'antica polonia oggi sono in ucraina. la transilvania continua a cambiare mano, lingua, bandiera, pressapoco ogni cento anni. per fare un salto un po' più in là, pakistan e india si sono divise geograficamente per cercare di mettere una pezza a ruggini storiche secolari, e non è che le abbiano poi risolte fino in fondo.
e, per arrivare all'attualità, una delle principali fonti europee di casino, puro e semplice casino a tutti i livelli immaginabili, è quello strano oggetto apparso e scomparso rapidissimamente, sulla scala della storia, per appena 72 anni, che si è chiamato Jugoslavia. prima un regno appiccicato con la colla, nato dai vari brandelli dell'impero asburgico franato sotto il peso della storia (classico esempio di geografia sufficiente ma storia da rimandare a settembre). poi uno stato socialista passat attraverso complicate vicende, ma poi sfociato in qualcosa di sostanzialmente stabile (gli si sarebbe dato 6 sia in storia che in geografia, e poi vediamo cosa combinano al secondo quadrimestre), grazie alla presenza del solito uomo forte che, di tanto in tanto, arriva qua e là a mettere ordine fra gente che non capisce bene cosa vuole, nel caso specifico il signor Josif Brosz meglio noto come Tito.
quello che è successo di questa cosa poco realistica che si chiamava Jugoslavia alla morte del signor Brosz è storia e geografia nota, ed era perfettamente prevedibile con anni di anticipo. mi ricordo un lungo servizio de L'Espresso dell'estate 1985 in cui si disegnavano i problemi del dopo-Tito.... era morto da 5 anni, e ancora si sperava di poter tenere le cose insieme in qualche modo. ma il secondo quadrimestre inesorabile mostro' tutta l'insufficienza in geografia della Jugoslavia, e malgrado sloveni, serbi, croati, bosniaci, kossovari, albanesi, macedoni eccetera pretendessero ciascuno a suo modo di strappare la sufficienza in storia, sulla base di un passato per ognuno più o meno dimostrabile, l'insufficienza in geografia era talmente grave che parecchi di essi furono bocciati, alcuni in maniera rovinosa.
oggi, anzi domani 18 febbraio, si riproporrà per l'ennesima volta nell'ultimo decennio, il problema di un esame di riparazione complicato. gente che si presenta ad una interrogazione di geografia parlando sostanzialmente di storia. che voto gli si deve dare? promossi o bocciati?
il kossovo se ne vuole a tutti i costi andare dalla serbia.
se ne fa un problema geografico, assai difficile da capire visto che il kossovo è un fazzoletto di 10mila chilometri quadrati (un pelo più della mia amata Umbria) incastonato fra montagne insormontabili, che non produce sostanzialmente nulla... basta pensare che le voci più ricche dell'export sono legno e funghi. il problema geografico "vero" potrebbe essere che i serbi temano una annessione del kossovo all'albania. come se questo cambiasse sostanzialmente qualcosa. ad oggi, la "grande albania" di grande avrebbe solo la fame (e spero, per i diversi amici albanesi che ho, che le cose comincino a migliorare il prima possibile).
se ne vorrebbe fare un problema storico, pure questo difficile da capire. il kossovo è stato sostanzialmente albanese (si dicono discendenti degli illiri, mah...) fino all'alto medioevo. poi è stato invaso dai bulgari per un centinaio di anni, e poi dai serbi per un paio di secoli. e qui nascerebbe il problema (come spesso accade quando ci sono di mezzo i serbi, piuttosto furbi ad accomodarsi il voto in storia ma davvero nulli in geografia, provate ad interrogarli voi se credete di far meglio!) si', perché con i serbi arriva la chiesa, quella ortodossa nella fattispecie, e la gente comincia a credere di essere qualcos'altro da quello che è in realtà. dopodiché, ecco l'impero ottomano, che si prende cura di calmare le acque per circa cinque secoli.... dico, CINQUE secoli.
gli ottomani in storia hanno 8 pieno, ecco, meritatissimo. e in geografia se la cavano bene, direi 7- migliorabile. come era successo con i musulmani del califfo di Bagad nella penisola iberica mille anni prima, il loro dominio pur sanguinario (e chi non era sanguinario nel 1300?) si dimostra largamente illuminato. senza dubbio, assai più illuminato di quanto non siano i vari principati cristiani in europa, che negli stessi secoli si scannavano (vedi Guerra dei Cent'Anni) accampando sottigliezze religiose per mascherare motivazioni dinastiche (cioè erano dei volgari ladri di cavalli) che oggi neanche ci ricordiamo più. ecco, i principati europei dell'età "moderna" (1500-1900) in geografia hanno costantemente tra il 3 e il 4, e hanno con difficoltà strappato una sufficienza nel XX secolo.
comunque, gli ottomani erano illuminati, dicevo. infatti, lasciano sostanzialmente in pace le chiese serbe ortodosse e quelle albanesi di tradizione cattolica romana. sono, semmai, parecchi residenti, albanesi e kossovari, che "preferiscono convertirsi", dato che in maniera assai furba, gli ottomani facevano una bella distinzione fra cristiani e musulmani prevalentemente sul piano economico: solo ai secondi era concessa la libertà di commercio e la libertà di movimento su tutto il territorio del'impero, mentre ai primi, con la scusa della religione, erano imposte una quantità di tasse e balzelli aggiuntivi. degni mercanti levantini eredi dell'impero romano, quello d'oriente ovviamente....
oggi la serbia e i serbi, che sono il 3 per cento della popolazione del kossovo, e vivono tutti in due rettangolini di terreno nell'estremo nord della regione, non più estesi del comune di Gualdo Tadino, piangono lacrime di sangue e gridano vendette ataviche per l'annunciata dichiarazione unilaterale di indipendenza del restante 97 per cento dei 2,4 milioni di abitanti della regione "contesa". metto le virgolette perché in queste condizioni l'idea di una "contesa" pare a norma di logica davvero strana.
ma loro, i serbi, costantemente bocciati in geografia, continuano a voler far pesare la loro presunta sufficienza in storia per risolvere la questione. e io mi chiedo, ma perché allora il kossovo non se lo prende la turchia, semmai?
perché, di fatto, il diritto di decidere del proprio futuro in una regione non puo' che spettare a chi ci abita davvero. per questo non riesco proprio a capire cosa c'entri che da Belgrado si continui a ripetere "il nostro kossovo". che forse noi italiani continuiamo a dire "la nostra dalmazia" o "la nostra istria"? eppure ne avremmo avuti di motivi, e di morti da far pesare, e di cattedrali veneziane bellissime che definiscono il profilo e le virtù di città come Pola, Rovinio, Zara, Lesina eccetera. ma insomma, lasciamo stare và....
non c'è proprio verso, la storia e la geografia malgrado siano strettamente legate e annodate fra loro, bisogna studiarle senza mescolarle, e soprattutto, tenerle ben distinte nelle interrogazioni.
giovedì, 14 febbraio 2008
non mi impegno in politica, no, pero' la scelta del PD di non volere i socialisti in mezzo ai piedi, e non voler discutere di temi etici, nun me piace pe' gnente....
discutiamo. non credo nei partiti come forma di gestione e di indirizzo della società, mi pareva di aver capito che fossero delle aggregazioni di persone in vista di eventi elettorali, senza altri fini.
discutiamo. mi piacerebbero "partiti" che si formino al momento di andare alle elezioni, nascendo spontaneamente dal ventre della nazione, aggregandosi intorno a dei problemi reali. partiti privi di apparati e di sezioni e di coordinatori nazionali, regionali, provinciali, comunali, condominiali. partiti che si sciolgano subito dopo le elezioni, e rappresentanti eletti che debbano render conto di quanto hanno sottoscritto prima delle elezioni, non di quanto starebbe scritto in un qualche statuto ideale e ideologico di questo o quel "partito".
discutiamo. mi piacerebbe che la gente si aggregasse in tante associazioni, movimenti, gruppi, consorzi, lobby, e che questi gruppi dessero vita e alimento e forza ai partiti in modo da portare alle elezioni dei rappresentanti veri, usciti dal cuore e dalle braccia e dalle gambe della nazione. e che i partiti servissero solo a questo e a niente altro.
quindi, in questo senso, sarebbe corretto, perfetto, indiscutibile che i partiti in campagna elettorale NON parlassero di temi etici, libertà individuali etc., perché altrimenti significherebbe (circo)scrivere in un "mero" programma politico, soggetto a cambiamenti repentini e interessi di bottega, cose di fondamentale importanza per la vita dei cittadini.
ma "partiti" cosi' non esistono. esistono invece partiti solidi e stolidi, spesso cementati da interessi densi di denaro e connivenze ambigue, quasi sempre innestati su una particolare visione ideologica della società, partiti che finiscono per schierarsi, per dettare, per decidere, per indirizzare, proprio come fossero chiese o scuole coraniche o midrash ebraiche. anzi, esistono addirittura "partiti" che si formano intorno a una proposta etica, come quella strana "cosa" inventata dal pur intelligente Giuliano Ferrara.
allora, se è cosi', i socialisti e i radicali dentro il PD ci devono stare. ci deve stare il ricordo di quel partito che aveva nel suo simbolo un libro aperto (*) a testimonianza del libero pensiero. ci deve stare il partito che offre una rosa contro ogni violenza fisica e morale. per garantire, almeno per quel che resta, che qualcuno dentro questo nuovo partito possa alzare la voce contro le assurdità antiscientifiche e le crociate integraliste e moralistiche, contro gli ingiusti e insani privilegi concessi alla chiesa cattolica nel nostro Paese. per garantire che almeno qualcuno sia "radicalmente" capace di battaglie trasversali e disinteressate, come fu per il divorzio, l'aborto, la moratoria universale della pena di morte. per garantire che certi valori fondamentali come l'emancipazione sociale e culturale, l'uguaglianza, la libertà di decidere del proprio destino, la libertà di pensiero e di espressione delle arti e delle scienze, la convivenza laica e pacifica di tutte le filosofie e religioni, l'allargamento delle libertà individuali e sociali, siano temi presenti e vivi nel prossimo parlamento.
per questo decido, anche a costo di andare contro la mia sempre ed umilmente desiderata equanimità ed equidistanza, di pubblicare da oggi nel banner di questo blog il simbolo della Rosa Nel Pugno.
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(*) purtroppo ciaveva anche la falce e il martello.... pazienza, erano altri tempi ed altre battaglie. e io comunque non li votavo, anche se ammiravo mio nonno fabbro, che li aveva votati da sempre, anche quando i fascisti lo punivano con l'olio di ricino.
mercoledì, 13 febbraio 2008
si puo' solo restare senza parole....
(secondo me, eh, mi raccomando, sempre e solo secondo me...) c'è da vergognarsi a vivere in un Paese come questo.
domenica, 10 febbraio 2008
per qualche giorno,
qui.
(nel frattempo, pero', si leggono cose
esilaranti ed incredibili !)
venerdì, 08 febbraio 2008
mi viene voglia di fare un contro-blog. un blog bastian contrario. un blog che si metta a difendere le cause perse, ma cosi perse che sarebbero difficilmente difendibili perfino da Perry Mason, o da Sherlock Holmes, o dal tenente Colombo, o da chissà quanti altri principi del foro e della polizia circondariale.
per chi ha voglia di continuare a leggere, premetto che non mi definisco assolutamente antisemita, che amo la cultura ebraica (malgrado la consideri responsabile di averci "regalato" il cristianesimo, cosa che gli amici "ebrei" si potevano senz'altro riparmiare), che leggo costantemente scrittori israeliani anche contro i veti della Settimana del libro, che ho parecchi amici in Israele (ne ho anche parecchi arabi, ovviamente), che la mia ex-moglie (ciao, V.! :) si trova attualmente in Israele per lavoro, che dovendo proprio scegliere fra diritti degli israeliani e diritti dei palestinesi -anche se li considero strettamente equivalenti- propenderei comunque un po' di più in favore degli israeliani, e che comunque, malgrado io abbia delle ben note prevenzioni verso la religione, trovo che la religiosità ebraica, la torah, la kabbala etc siano soggetti affascinanti e degni del massimo rispetto. tutto cio' premesso.
E' successo che un tizio strampalato, un nazista fascista antisemita o quel che è, per sua stessa auto-definizione (chiaramente, gli aggettivi precedenti per molte persone possono suonare come un'offesa, per altri sono delle asettiche definizioni storiografiche, per altri ancora sono una specie di bandiera da portare eroicamente), abbia inventato una lista di qualche decina di professori universitari, a suo dire di origine o di attinenza in qualche modo "ebraica", che andrebbero epurati, cacciati, crocifissi, o chissà cos'altro. Il tizio è(ra) detentore di un blog sul sito web del Cannocchiale, all'indirizzo http://re.ilcannocchiale.it , blog che è stato prontamente chiuso dal provider. Il tizio era stato già segnalato abbondantemente in passato come un tipico troll, cioè un rompiballe, uno che andava in giro per i blog altrui sparando commenti antisemiti e filonazisti eccetera.
E' successo quindi che, immediatamente, la stampa e i telegiornali abbiano reagito compatti, il rettore Guarino (quello stesso del papa) si sia schierato manifestando impettita solidarietà, le comunità ebraiche abbiano cominciato a sparare proteste in giro, chiedendo solidarietà e minacciando anatemi antisemiti contro chiunque non si schieri a favore eccetera.
Mi chiedo se questo sia l'atteggiamento corretto.
Il "povero" signor Re, all'anagrafe blogghesca H5N1 (come il virus dell'aviaria :), è colpevole di aver insultato, maltrattato, vilipeso qualcuno? L'aver chiuso immediatamente il suo blog è un atto di democrazia, di salvaguardia dei diritti di libertà di espressione, di protezione contro la diffusione di pensieri pericolosi e contrari alla legge e alla morale?
Io credo di no. Io non mi sogno neanche lontanamente di condividere, appoggiare, promuovere, fiancheggiare, riportare, rivendere, commerciare, spacciare o ricettare le idee del signor Re-H5N1.
Pero' mi stupisco, e parecchio, che per uno strampalato blogger da strapazzo (mi perdoni, signor Re-H5N1, sto usando una figura retorica per avvalorare la mia tesi) che scrive delle pazzie in una pagina web qualunque, si scateni la solita protesta impettita e incravattata alla quale ormai siamo tristemente abituati.
Ma com'è possibile che un/a tizio/a qualunque scriva delle cose che rispecchiano le sue convinzioni, e che una intera nazione si scateni per zittirlo/a? Non ho avuto (ahimé) modo di leggere le parole del signor (signora?) Re-H5N1, perché qualcuno le ha soppresse prima che ci fosse dato il beneficio, il privilegio unico e prezioso, DI RENDERCI CONTO PENSANDO CON LA NOSTRA TESTA di cosa contenessero veramente quelle frasi e quelle parole. Purtroppo questo non è stato possibile. Non so, e non ho modo di sapere, se costui/costei abbia scritto qualcosa di illegale, o di immorale (ehm... ehm...), o che altro. Invito, se mai leggerà queste parole, il signor Re-H5N1 a scrivere come commento a questo blog, tutte le sue idee e tutto quello che ha in testa, assumendomi in prima persona la responsabilità di tutto quello che verrà scritto (e conservando il diritto di cancellarlo, qualora fosse evidentemente in violazione delle leggi vigenti).
La legge sui reati di opinione n.2006 (governo Berlusconi, mi tocca pure ringraziarlo) aveva fortunatamente depenalizzato certi reati. Tendeva, quella legge, a rimediare a vecchie norme del 1993, previste dal decreto Mancino sulla discriminazione per motivi razziali, etnici nazionali o religiosi. Ma quello che mi chiedo è, "chi" opera la discriminazione?
Per discriminare bisogna trovarsi in una qualunque posizione decisionale. Bisogna essere un tipo (o una tipa) che sta assumendo qualcuno, magari una donna delle pulizie o un vigile urbano, oppure bisogna essere un professore che ascolta l'esame di un allievo, oppure un direttore di giornale che decide di pubblicare o meno un articolo di un reporter, o cose cosi' insomma. Se non si sta decidendo un bel nulla, se si sta "semplicemente" esprimendo una propria, strampalata, discutibile, inventata, ridicola, carnevalesca, ma comunque personalissima, opinione, non si decide proprio nulla. Non si fa male a nessuno. E non mi si venga a dire che esprimendo opinioni si possono traviare le giovani menti, o corrompere i semplici o che altro.... conosco certi personaggi vestiti di bianco, o di nero!, che lo fanno dalla mattina alla sera. E al povero amico (sic) Socrate, che fu costretto a bere la cicuta dietro l'accusa di "scrutare i cieli" e di "corrompere i giovani", va tutta la mia più solida solidarietà. Ma che corrompere! Se qualcuno non è in grado di farsi una idea propria leggendo delle pagine scribacchiate in carattere Bodoni o Times Roman, che è colpa mia? Ma che vada a scuola......
Lasciamo stare che l'ineffabile Mastella abbia proposto l'anno scorso una "riformetta" alla legge n.2006 per reintrodurre, sotto mentite spoglie, il reato d'opinione. Noi "veri liberali" sappiamo che il reato d'opinione non esiste. Ma davvero il negazionismo, ovvero il creazionismo, si combattono vietandone l'espressione? Abbiamo cosi' tanta paura degli "altri" da doverli zittire ad ogni piè sospinto? Io credo di poter stendere (metaforicamente) un "creazionista" con argomenti scientifici validi e rigorosi. Non ho davvero nulla da temere, e sono convinto che Darwin non si rivolti affatto nella tomba quando sente certe stupidaggini sul "disegno intelligente" e sulla teleologia, anzi, secondo me si fa quattro grasse risate. Lo stesso per i negazionisti. Perché bisogna accanirsi con questa forza incravattata e impettita contro qualcuno che professa delle idee esotiche, ad esempio sostenendo che Auschwitz sia tutta una montatura? Basta pagargli un biglietto di treno e farcelo andare, ad Auschwitz, non gli sarà difficile capire di aver detto una boiata.
Ma proibirglielo.... che c'entra? E perché accanirsi con questa ferocia contro un "blogger"...? cacchio, ma siamo cosi' importanti? Basta che io scriva una stronzata qualsiasi nel mio "noalpapa.splinder.com" e rischio di ritrovarmi la polizia postale a bussare alla porta???
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PS: vorrei spiegare le "virgolette" che ho messo ripetutamente qua sopra alla parola "ebreo". Sono necessarie, in quanto non mi risulta in alcun modo che sia possibile distinguere a livello genetico tra me, mia sorella, il mio amico Alberto, e un qualunque altro essere umano che si autodefinisca "ebreo". E' semplicemente impossibile. Se proprio dobbiamo fare una distinzione, essere "ebrei" è uno stato d'animo. Niente di più. E niente di meno.
giovedì, 07 febbraio 2008
Dopo l'annuncio dei ricercatori di Newcastle, che avrebbero prodotto (e distrutto, alla fine dell'esperimento) una decina di embrioni sostituendo il DNA mitocondriale della madre nella cellula-uovo con quello di un'altra donna, tutta la stampa italiana si è lanciata nell'ennesimo peana contro la scienza matrigna. Poveri innocenti bambini con tre genitori, che da grandi non sapranno a chi chiedere i soldi per la ricarica del telefonino.... "Papà, mi dai i soldi per la coca?" "Chiedili a tua madre..." "E quale delle due, papy?"
Bah. Al solito, chiacchiere tante, sostanza (e verità) pochissima. Come amava dire un mio caro vecchio amico (riferendosi alla sinistra post-sessantottina) "Non lasciamoci fuorviare dai fatti."
Quello che hanno fatto gli scienziati di Newcastle è un procedimento di fertilizzazione "in vitro" che avviene nel momento precedente alla prima differenziazione cellulare. Il patrimonio genetico è ancora distinto e sta li li per mescolarsi, non c'è embrione, non esistono cellule staminali, non c'è ancora niente: c'è solo un uovo in cui è entrato uno spermatozoo, depositando il suo pacchetto di DNA, che si andrà a mescolare nel nucleo con quello della cellula uovo. E poi c'è il mitocondrio.
Il mitocondrio ha un suo proprio DNA, il "DNA mitocondriale", che non c'entra niente col patrimonio genetico dei genitori. Il mitocondrio sta ai genitori come il motore di una automobile sta al marito che guida e alla moglie che gli siede vicino (o viceversa). Il mitocondrio è il motore della cellula e, purtroppo, puo' esser responsabile di diverse malattie genetiche a tutt'oggi incurabili. Sostituendolo con quello di un individuo sano si elimina il rischio di malattia derivante da uno dei due genitori, potenziali portatori. Fine del problema.
Le agenzie di stampa in giro per il mondo hanno riportato la notizia con un elevato dettaglio scientifico (che in Italia, data la scarsa educazione scientifica, sarebbero inutili ed incomprensibili), senza neanche vagamente sfiorare alcuna problematica di tipo "etico", che non pare proprio averci niente a che fare:
Reuters
http://www.reuters.com/article/rbssHealthcareNews/idUSL0516465820080205
BBC
http://news.bbc.co.uk/2/hi/health/7227861.stm
ABC News
http://www.abcnews.go.com/WN/story?id=4246047&page=1
Interessante la discussione su "Wired", dove ci si chiede come questa ricerca impatterebbe nel mondo americano. Se vi va di leggerla, scoprirete un punto di vista davvero particolare:
http://blog.wired.com/wiredscience/2008/02/the-bioethics-o.html
Su Yahoo News c'è solo un accenno a possibili proteste da parte di qualche fondamentalista, nell'ultima riga della notizia:
http://news.yahoo.com/s/nm/20080205/od_uk_nm/oukoe_uk_embryo_parents
E quando si parla di "bioethical concerns", come ha fatto due giorni fa la BBC, il tono è decisamente diverso dallo sbatacchiarsi il petto dei giornalisti italiani:
http://news.bbc.co.uk/2/hi/health/4228712.stm
Purtroppo, non credo proprio che imparareremo mai. Continueremo a sentirci bombardare praticamente ogni giorno (non lo faccio a posta, è che ogni giorno ne scappa fuori una nuova, di boiata pseudo-scientifica da commentare), senza saper bene come parlare, e ancor meno di cosa parlare, perché male informati e disinformati.
Ma guardate, faccio notare, e non sono per fortuna il solo, che quando si fa un esperimento di terapia genica (ne esistono ormai centinaia, che tentano di curare le più disparate malattie) SI FA ESATTAMENTE LA STESSA COSA. Le tecniche di DNA-transfer, che esistono e sono in uso da quasi venti anni, funzionano con lo stesso identico principio, solo che si applicano su cellule adulte, anziché come hanno fatto -genialmente- gli scienziati inglesi, sulla cellula-uovo ancora indivisa (just in case, l'embrione ha ancora da aspettare qualche ora prima di cominciare a far parlare di sé....).
E se è vero che le terapie geniche sono ancora patrimonio dei laboratori di ricerca, e se è vero che i risultati sugli esseri umani sono ancora solo in parte positivi, è anche vero che ci sono molti pazienti che già hanno beneficiato di tali cure, pazienti che sarebbero morti o che avrebbero subito menomazioni vitali gravissime (in confronto al rischio che ancora le terapie geniche, essendo in fase attiva di ricerca e sviluppo, certamente portano con sé).
E comunque, si tratta di ricerca scientifica. Di tentativi. Di lavoro duro, onesto e complesso, di centinaia di persone e decine di laboratori in tutto il mondo. Non di panacee.
Ma perché andare di nuovo a sventolare bandiere con embrioni strapazzati, bambini morti o maltrattati, genitori incoscienti, madri snaturate, medici Stranamore e pazzi da legare, per il "bene" della società? Ma chi ce lo deve dire qual'è il "bene" della società? Non possiamo discuterne da soli, documentarci laddove si puo' ottenere informazioni multiple e variegate? Perché dobbiamo subire costantemente la disinformazione e controinformazione di persone che non capendo UNA MAZZA di questioni scientifiche, si prendono la briga di imporci ATTI DI FEDE???
Uffa.
sabato, 02 febbraio 2008
In "La Repubblica" di oggi si legge una
notizia sconcertante (?) sull'applicazione della legge 194 e suoi correlati. In pratica, si parla di un documento proposto da alcuni neonatologi, i quali affermano che un feto prematuro va rianimato e sostenuto fin dal primo istante, essendo l'atto della nascita il momento iniziale dell'acquisizione dei diritti come cittadino, fra i quali quello all'assistenza sanitaria.
E' infatti possibile che un feto alla 21ma settimana, che propriamente non sarebbe in grado di sopravvivere alla nascita prematura, possa avere oggi qualche minima possibilità di sopravvivere. Naturalmente, fino alla 26ma settimana il sistema respiratorio non è sviluppato, quindi un feto non ha capacità di sopravvivenza autonoma; meravigliosamente, grazie agli straordinari progressi della scienza e della tecnologia medica, è possibile oggi sostenere in alcuni casi le condizioni vitali con mezzi artificiali, come si fa con certi malati terminali, e la probabilità di sopravvivenza è oggi minuscola, ma non zero, perfino in alcuni casi di prematuri alla 24 settimana. Va detto peraltro che perfino in una clinica di altissimo profilo, come la Mangiagalli di Milano, il numero di spontanei alla 26ma è di 2 o 3 all'anno, al massimo. Non conosco dati precisi, ma su base nazionale credo si parli di una decina di casi all'anno. Evento rarissimo, quindi, e degno di tutta l'attenzione scientifica e, soprattutto, umana.
Perché una affermazione come quella dei neonatologi romani, che in sé dovrebbe essere affatto ovvia, dovrebbe avere impatto sulla legge sull'aborto?
Perché, sembra voler suggerire l'estensore dell'articolo, per logica estensione, se un feto uscito dal ventre della madre a seguito di un aborto (solo terapeutico, poiché l'aborto "normale" è permesso dalla legge 194 soltanto fino al limite massimo della 12ma settimana) dovesse mostrare minimi segni di vita, dovrà quindi essere tenuto in vita ad ogni costo.
Bene. Benissimo.
Ma ancora non si vede come questo possa impattare la legge sull'aborto.
A me pare che certe notizie vengano costantemente agitate come spauracchi, tipo lo spettro di Banquo nel Macbeth, per incutere terrore alle povere reprobe che pensano di ricorrere all'aborto come mezzo per controllare le nascite, sia il controllo inteso come
mezzo per evitare la nascita non voluta, sia inteso come
mezzo per evitare rischi di tipo medico-sanitario.
Ma ragioniamo, accidenti.
Se un feto viene abortito oltre la 12ma - a norma di legge - questo configura unicamente un rischio gravissimo per la salute della madre. Come recita l'art. 7: "Quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto, l'interruzione della gravidanza può essere praticata solo nel caso di cui alla lettera a) dell'articolo 6 (= grave rischio per la donna) e il medico che esegue l'intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto."
Quindi il contenuto del documento dei neonatologi romani è o
inutile o
capzioso. Perché, se a fronte di un rischio gravissimo per la madre viene praticato un aborto oltre la 12ma settimana,
la legge già prevede che il medico debba fare tutto quanto in suo potere per salvaguardare il feto. Quindi il documento è sicuramente inutile. Chissà se è anche capzioso? L'art. 6, impedisce di praticare l'aborto oltre la 12ma per rischi
diversi, ad esempio se si teme che il neonato possa avere problemi psico-fisici di qualunque tipo. Oltre la mitica 12ma, il feto diventa un neonato potenziale a tutti gli effetti, e non è neanche ipotizzabile - a norma di legge - una sua soppressione per motivi che potremmo definire, all'incirca, "eugenetici". Punto e a capo, la legge non consente niente altro.
Nell'articolo di "Repubblica" si legge anche: "Nel documento, il caso degli aborti dopo la 22esima settimana non viene esplicitamente citato, ma la presa di posizione dei direttori di cattedra ricalca le preoccupazioni già espresse dai vescovi italiani riguardo ai casi di interruzione volontaria di gravidanza dopo il quarto mese, quando cioè le moderne tecniche di rianimazione consentirebbero di mantenere in vita il feto."
Ma dove si vuole andare a parare? ... fermo restando che - ad oggi e sfortunatamente - le cosidette "moderne tecniche" riescono
solo rarissimamente a mantenere in vita un feto arrivato almeno al
5 mese e mezzo.... Se una donna NON HA abortito prima della 12ma settimana, è evidente che VUOLE tenersi il proprio figlio (futuro). Se è pero' COSTRETTA ad abortire alla 22, o 23, o 24ma, o che altro, è solo perché il suo medico le ha configurato una situazione di rischio gravissimo, che la obbligherà - con grandissimo dolore e suo malgrado - ad un aborto NON VOLUTO ma NECESSARIO. Aborto (che la donna in questione puo' certamente rifiutare, a suo rischio) per il quale comunque la legge vigente OBBLIGA il chirurgo a fare tutto il possibile per salvaguardare il feto.
A chi, e a cosa, serve dunque questo documento, firmato fra l'altro anche da alcuni professori (notoriamente reprobi) della Sapienza ???
Mah.......