venerdì, 10 aprile 2009
in Italia se lo sono scordato anche quei pochi che lo hanno studiato a squola, ma i Governi e i Presidenti del consiglio non vengono messi là per fare leggi.
le leggi le fa il Parlamento, su iniziativa primaria dei membri delle due Camere. il Governo puo' esercitare la funzione legislativa in soli due casi: 1) quando sia stato delegato dal Parlamento all'emanazione di appositi decreti, 2) quando ricorrano situazioni impreviste, di straordinaria necessità e urgenza, con la forma del decreto-legge.
invece, da anni, ognuno che va al Governo si dà solo un gran daffare a proporre nuove leggi, leggine, articoli, cavilli e sgorbi di ogni tipo, contraffacendo la sua funzione fondamentale e relegando il Parlamento in una sorta di funzione di supporto (nel migliore dei casi) o di servizio (nel caso più normale).
ma abbiamo bisogno di più leggi? nuove leggi? altre leggi? di volta in volta più severe, più restrittive, più liberali, più occhiute, più libertarie, più generali, più speciali....?
quasi ogni volta, ci si accorge che le leggi già esistono, sono più o meno ben fatte, magari da ritoccare qua e là. ma sopratutto vanno applicate. la funzione principale del Governo è quella di far funzionare lo Stato applicando le leggi, non quella di rivoltare continuamente i cassetti e buttare all'aria i panni, sporchi o puliti che siano, buttando un bel po' di sabbia negli occhi allo stesso tempo, sull'onda goliardica e spendacciona di una campagna elettorale permanente.
in Italia il Governo ha poteri di indirizzo politico ed economico, deliberazione di normative in applicazione delle leggi vigenti, coordinamento dell'operato delle amministrazioni pubbliche e locali, nomina dei funzionari che svolgono incarichi pubblici, e una quantità di altri adempimenti di legge, fra cui anche l'iniziativa di proporre una nuova legge, laddove ne riscontri la necessità.
il Governo è sottoposto al controllo di una quantità di organismi, prima di tutto Presidente della Repubblica e Parlamento, poi Corte dei Conti mica poco) e via dicendo. non sarà un caso che i Costituenti ci avessero pensato.
non ci servono fastidiosi e trinariciuti primi della classe, che ci bacchettino e ci diano lezioncine di vita. non ci servono (cattivi) maestri che ci insegnino la morale e l'etica, in nome di principi tutti loro, che cambiano a seconda del vento politico. ci servono bravi funzionari e bravi amministratori.
invece continuiamo a illuderci che arrivi l'Uomo della Providdenza, che con la sua intelligenza superiore prende di petto uno Stato disfatto e dolorante e ne risolleva, con mitico e volitivo colpo d'ala, le magnifiche sorti progressive. certo, inventarsi l'Uomo della Provvidenza semplifica un sacco di cose, offre un sacco di scorciatoie, taglia angoli e solleva tutti dalla responsabilità di pensare e di ragionare.... proprio come l'invenzione della religione.
bah.
giovedì, 26 marzo 2009
si viene licenziati se non ci si allinea al leccaculismo cardinalizio
l'assurdità confessionale va contro la costituzione e contro la logica medica (provate a continuare a idratare chi ha un tumore a un polmone...)
l'italia dei diritti incivili e degli imam pare inarrestabile?
mercoledì, 25 marzo 2009
...e non devono esistere. è meglio per tutti e anzitutto per loro.
stamattina esce un sondaggio della Demos dal quale risulta che appena 2 italiani su 10 condividono le posizioni della chiesa su preservativi, testamento biologico e fecondazione assistita (domande separate, risposte identiche), 6 su 10 sono contrari a rivedere in senso restrittivo la legge sull'aborto, 6 su 10 vorrebbero assegnare pari diritti alle coppie di fatto e alle coppie sposate. fatto importante, anzi fondamentale, i cattolici praticanti danno le stesse risposte della media sociale su quasi tutte le domande (unica eccezione i diritti delle coppie di fatto).
questo testimonia, finalmente, che i "cattolici" non sono un pezzo a parte della società, ma che invece seguono le stesse logiche di buon senso che ispirano la maggioranza dei cittadini. e che evidentemente non ispirano la classe politica, di destra e di "sinistra", attentissima sopratutto a non dispiacere alle gerarchie vaticane facendosi interprete di una assai dubbia "volontà popolare".
il riconoscere, quasi 150 anni dopo il non expedit, che la "cattolicità" non debba avere risvolti politici sarebbe una conquista fondamentale, un grandissimo passo avanti della spesso arretrata mentalità politica italiana. forse non tutti se lo ricordano, ma fino a pochi anni fa avevamo in parlamento un partito che si definiva "cristiano".... cosa che implica, a rigore, che chi cristiano non è non avrebbe potuto votarlo.
d'altra parte, nella società multietnica che già viviamo (vedi le scuole dove un bambino su due è "extracomunitario"), propugnare la confessionalità delle scelte politiche è un rischio enorme. un rischio che sicuramente non ci possiamo permettere. rischiamo di vedere in parlamento partiti di ispirazione musulmana, indù, o che altro, ognuno che cerca di imporre agli altri la propria visione dei rapporti fra etica e politica, in una competizione senza senso. sarebbe un disastro, assai più grande dei problemi ambientali o delle periodiche crisi economiche.
martedì, 24 marzo 2009
in Italia, con rare eccezioni, non si fa informazione. si prendono posizioni, le si difende (anche quando diventano indifendibili), le si contrappone a quelle altrui (di solito irridendole). quello che manca costantemente, ad esempio rispetto al cosidetto (e di solito invidiato) giornalismo di stile anglosassone, sono i fatti. la regola classica delle 5 W : "what, who, when, where, why". ai nostri, di solito, della prima w non frega niente, cosi' come della terza e della quarta. l'unica w veramente importante è la seconda. quanto alla quinta w, nessuno si preoccupa di cercare un brandello di verità, ma si inventa e difende a spada tratta il proprio "why" di parte come fosse quello vero.
ieri al tiggiuno e tiggidue abbiamo avuto un bell'esempio. è stato dato spazio a un comunicato stampa di alcuni minuti da parte vaticana, sulla televisione pubblica, senza alcun contraddittorio, senza alcuna presentazione dei fatti men che meno oggettiva. il servizio (secondo i vari tiggi) è stato introdotto con uno "strillo" che lo presentava come un vero servizio giornalistico, tipo "Concluso il viaggio del papa, i commenti dell'assemblea episcopale". mentre il servizio non esisteva affatto, quello che è stato mandato in onda era una sintesi delle dichiarazioni di un certo cardinale, iratissimo contro la stampa nazionale ed estera che aveva osato dire quello che a tutti è parso ovvio (cioè che il paparazzinger aveva per l'ennesima volta pisciato fuori dal vaso).
che un tale comunicato stampa appaia sui giornali di parte è ovvio e naturale. ma non è ovvio che appaia tale e quale in un servizio di informazione. sarebbe .... come se nei tiggi, invece di presentare i fatti e i protagonisti, si lasciassero invece 3-4 minuti gratis a ciascun leader politico, libero di dire la sua e sproloquiare contro questo e quello, sostenendo a spada tratta le proprie posizioni. pubblicità gratuita pagata dalle nostre tasse, insomma. ma come dite? .... cosa?? è .... esattamente quello che succede?? tutte le sante sere?? i politici, di destra sinistra centro sotto e sopra, sono li in tivvù che dicono ognuno le sue fesserie??
ah, già. dimenticavo. l'avevo detto all'inizio, in Italia l'informazione non esiste.
lunedì, 23 marzo 2009
eh, lo so, dovrei scrivere qualcosa sul paparazzinger che se ne va in giro per la povera e maltrattata Africa a dire scemenze. ma di fronte a prese di posizione ufficiali dei governi di mezza Europa e perfino del Fondo Monetario, la mia ovvia e scontata critica aggiungerebbe ben poco.
invece scrivo solo due-righe-due, per un'altra cosa che mi sta facendo incazzare. la storia dei due mostri romeni accusati davanti a milioni di persone (brufolo vespa davanti a tutti, sul suo cavallo bianco-azzurro pagato dalle nostre tasse), e scagionati invece in gran segreto. che è poi la storia di una procura incapace, quella di Roma, che ha condotto le indagini in maniera ridicola e strampalata, fra confessioni e ritrattazioni, dinieghi, scoperte, soffiate e bugie, senza mai fare un'investigazione degna di questo nome, ma lasciandosi andare alla pura campagna mediatica. che è la storia, ancora molto mediatica popolarizzata dagli sceneggiati tipo CSI, delle analisi del dna (scientificamente abbastanza solide, finché restano in laboratorio, ma manipolabili a piacere una volta nelle mani dell'investigatore). ma è ovvio, oggi la giustizia si fa cosi', e il nano impomatato gongola sornione quando dice che "trasformerà il pubblico ministero nell'avvocato dell'accusa". già, ci mancava solo questa.
amici italiani, pregate di non trovarvi mai coinvolti in un problema giudiziario che non sia meno che ovvio. rischiate di finire in galera senza una vera indagine, magari vi appioppano una prova del dna che vi accusa di aver stuprato il nipotino di vostra zia emigrata in Guatemala quarantacinque anni fa. vi troverete davanti un "avvocato dell'accusa" il quale, in nome della assoluta parità fra accusa e difesa (...) dispone di polizia, carabinieri, scientifica, guardia di finanza, tutti ai suoi ordini, mentre voi nel migliore dei casi vi potete pagare un avvocatuccio.
intanto i due romeni rimandono in carcere, per accuse del tipo "calunnia contro la polizia romena". l'unica cosa certa, anche senza indagini, è che se fossero due italiani sarebbero a casa loro a pucciare il cornetto nel cappuccino da un bel pezzo.
sabato, 21 febbraio 2009
Il prevedibile destino di un partito senza idee
Curzio Maltese e la strategia dei lemmings
"... un gruppo di giovani studentesse ieri per qualche minuto ha sostato davanti alla sede del dramma, attratta dalle luci delle telecamere. Finché non hanno chiesto: "Ma che c'è là dentro?". E alla risposta ("La sede del Pd, il vertice con Veltroni") hanno commentato: "Ah, credevamo uno famoso". E sono sparite in un attimo."
"La vera forza di un partito nuovo non sta nella semplice giustapposizione di linee differenti. L'obbligatorietà della nutrizione e dell'idratazione forzata per persone che abbiamo perduto coscienza non è prevista nella legislazione di nessun Paese civile. L'idea che queste pratiche non siano "trattamenti sanitari" è assurda e antiscientifica. Io rispetto i cattolici, ma la libertà di scelta in materia di trattamenti sanitari è un principio costituzionale e di civiltà. Sia chiaro, non metto in discussione la libertà di coscienza. Ma un grande partito, su un tema come questo, non può non capire che deve discutere, deve rispettare la diversità, ma alla fine deve arrivare a una sintesi. Un grande partito non può non capire che, in un momento come questo, sostituire Ignazio Marino dalla commissione che discute di testamento biologico è un grave errore."
Parola di D'Alema.
venerdì, 20 febbraio 2009
se in una commissione parlamentare, rappresentativa di tutte le posizioni politiche, una mozione passa con 13 voti a favore, 3 astenuti e 6 contrari, si prende atto della decisione come presa a larga maggioranza, circa il 73% dei presenti.
evidentemente, in Italia il 73% dei cittadini è felice e tranquillo nel calpestare la libertà degli altri. un paese che ha rinunciato alla discussione democratica, e che preferisce nascondere il naso dietro gli schieramenti ipocriti (di facciata, di ideologia, di convenienza). un paese che giudica in materie delicatissime con un'alzata di spalle e una risatina di irrisione. se ne prenda atto e se ne traggano le debite conseguenze (io l'ho già fatto, e in Italia ci torno solo per le vacanze).
http://temi.repubblica.it/micromega-online/
mercoledì, 11 febbraio 2009
la maniera con la quale si è conclusa la vicenda che ha tenuto l'italia col fiato sospeso per settimane, mette a nudo i caratteri profondi degli schieramenti. già il fatto che si formino schieramenti la dice lunga. ma quello che lascia interdetti è la violenza estrema degli attacchi, degli insulti, delle accuse spietate, di coloro che si sono autodefiniti - in maniera del tutto infondata - "il partito della vita".
i vescovi dell"Avvenire che definiscono "boia" il padre della malata. i ministri che affermano la malata sia morta "di sentenza". importanti figure istituzionali che accusano altre figure istituzionali di aver direttamente contribuito a un "omicidio". parlamentari che urlano, levano il dito, sbattono pugni sul tavolo. giornalisti che ragionano come teologi, e teologi che ragionano come giornalisti. uno di questi ieri, di fronte a un semplice dato scientifico ("non esiste nella letteratura scientifica alcun caso di risveglio dallo stato vegetativo al di là dei cinque anni") ha risposto con sogghigno irridente di non avere il privilegio di godere di tali "certezze" (??) e che non si puo' mai sapere, e che qualcosa puo' sempre succedere. certo, se all'università avesse studiato un minimo di statistica, insieme alla giurisprudenza e alla sociologia, oggi le sue affermazioni avrebbero tutt'altra consistenza.
e comunque, la violenza, la canea, l'aggressione. sinceramente, da gente che afferma di difendere la "cultura della vita" contro la "cultura della morte" ci si aspetterebbe ben altro comportamento. prima, durante, e soprattutto dopo l'evento definitivo.
non mi mettero' qui a discutere le ragioni degli uni e degli altri, e il perché tali distinzioni fra vita e morte non hanno senso, soprattutto non ha senso ammantarle di "cultura", né il fatto che dovrebbe essere patrimonio comune (ma non lo é) che l'insieme dei processi che portano alla morte é parte integrale dei processi vitali (e che se si vuol rendere oggetto di diritto la vita, e la nascita, e addirittura il concepimento, non si capisce perché la morte dovrebbe essere esclusa dalla lista). la scienza moderna si spinge nella ampia zona grigia fra vita e morte, rendendo i confini fra i due stati molto complicati da definire.
oggi è possibile mantenere vivo il cervello di un individuo il cui cuore è fermo, ed è possibile mantenere in funzione il cuore di un individuo il cui cervello è spento. infinite (e purtroppo spesso dense di ignoranza) le discussioni di questi giorni, su cosa sia una cura medica e cosa no, se l'alimentazione artificiale sia una vera cura medica o cos'altro, eccetera. credo che per la maggior parte della gente, quando si parlava di "sospendere l'alimentazione", l'immagine mentale fosse quella di qualcuno che impediva con malignità a una buona mamma, o a una caritatevole suorina, di avvicinarsi tremante alla povera malata e imboccarle la mela bollita col cucchiaino.
discussioni infinite, appunto, che in troppi casi si sono accalcate e hanno fatto strame di logica, buon senso e correttezza, sorvolando sul lavoro di una quantità di persone che in tutto il mondo studiano e faticano su questi argomenti (cosi' com'é puntualmente accaduto in occasione della legge 40). lo hanno fatto tutti ciascuno a modo suo quindi non vale la pena di aggiungere un altra pagliuzza al pagliaio, e soprattutto non serve assolutamente a nulla. perché alla fine la "vita" e la "morte" non c'entrano niente. gli uni non avevano granché a cuore la "vita" della ragazza, gli altri non avevano alcuna voglia di vederla (finalmente?) morire.
la contrapposizione - fortissima, senza prigionieri - è in realtà fra quelli che nella società ritengono che il cittadino debba essere libero di fare le proprie scelte, in ogni campo, e che la società debba accompagnarlo, assisterlo, aiutarlo in queste scelte. e coloro che, membri della stessa società, ritengono invece che la società debba dettar le regole, i binari, i comportamenti, le risposte, e che in caso di comportamenti contrari la società stessa debba irrogare le corrispondenti sanzioni.
in ultima analisi (come si amava dire nelle discussioni delle assemblee degli anni '70) la contrapposizione è come sempre fra liberali e conservatori. fra chi affronta la vita e le mille proposte di scelta che in questo viaggio ci si presentano, con spirito critico, indipendente, reattivo. e chi affronta le medesime situazioni con spirito fideistico, solidale, precauzionale. nessuno degli aggettivi che ho usato vuole avere connotazione positiva o negativa, nessuna posizione è necessariamente migliore dell'altra. è una contrapposizione che nelle società di tutto il mondo si ritrova in continuazione, su tutti gli argomenti, quindi nessuna sorpresa.
quello che sorprende è che nel nostro paese questa contrapposizione, come ogni altra, sfoci puntualmente nei lazzi, nelle discussioni da bar, nella violenza gratuita.
venerdì, 06 febbraio 2009
in italia il fascismo è sempre in agguato
i fascisti si fanno, aggiustano e strapazzano la legge sempre a proprio comodo
i fascisti non mollano neanche davanti alla tragedia
i fascisti promettono vendetta, botte da orbi e olio di ricino
martedì, 13 gennaio 2009
ma non c'è proprio niente di male. sopratutto in un paese dove la pubblicità sull'8 per mille e sugli aiuti ai preti sono diventati la norma, magari a qualcuno verrà il dubbio che un po' di pubblicità per l'altra parte serva a contribuire un po' alla discussione.
già.... ma chi ha voglia oggi di discutere di questi argomenti? come dimostra la patetica iintervista a Messori sul tg2 (senza ovviamente alcun contraddittorio, addirittura meglio il tg1 che almeno ne ha messi due a confronto) la discussione sul ruolo della religione nella società è impossibile, per la sovrabbondante maggioranza e arcigna arroganza di una delle due parti.
peccato che in certi argomenti la maggioranza non voglia dire un bel niente. la scienza per fortuna non è democratica. Einstein nel 1905 era da solo a sostenere la teoria della relatività. Maxwell scrisse nel 1863 le sue equazioni dell'elettromagnetismo in un libro che appena una mezza dozzina di persone in tutto il mondo occidentale potevano decifrare. Copernico scrisse il suo libro sulle orbite dei pianeti e dovette aspettare di morire per vederlo pubblicato. nella scienza ha sempre ragione uno solo e tutti gli altri hanno torto.
noi ci siamo abituati. e voi ?
io gli ho dato altri venti euro, oltre alla mia iscrizione annuale.